Ecco il quarto racconto che partecipa al concorso: Quello che il turista deve vedere.
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ELOGIO DEL TRAM
Ovvero
CIÒ CHE IL TURISTA NON PUÒ PERDERE
A TORINO
di veramatta
Torino è troppo bella; bella da vivere, non solo da vedere e visitare.
Perciò, o turisti, dopo i percorsi di rito -i quattro passi e il gelato al Quadrilatero, in quelle strade chiare di intonaco e pietra; dopo la visita al Museo Egizio e una breve passeggiata fra i colori caldi e terrosi dei mattoni di Piazza Carignano; dopo aver pestato le palle del toro in piazza San Carlo –ché porta bene; dopo le vetrine fra le colonne verdi e razionaliste di via Roma, prendete il tram.
Preferibilmente, non un tram qualsiasi.
Una buona opzione potrebbe essere il Quindici.
Il Quindici ha un percorso lungo, eterno, infinito, e attraversa tutto il centro di Torino. Via Vanchiglia piena di tote che fan la spesa. I portici di via Po con la gente che fa le vasche. Piazza Castello Palazzo Madama Palazzo Reale San Lorenzo la cappella della Sindone (ella fu) e perché no, anche il Dito, che ha un suo perché. La diagonale di via Pietro Micca con i palazzi in stile revival. Via Arsenale che a ogni traversa a est vedi la collina e le montagne a ovest. E la Crocetta con il mercato, i corsi alberati e le ville da ricchi, e il Politecnico, e piazza Sabotino, e poi giù per l’animatissima via Monginevro, fino al deposito tranviario San Paolo, con quella lunghissima prospettiva di travi reticolari che si perde nel buio…
Ma ancor meglio del Quindici è il tram numero Sedici.
Il Sedici è il mio preferito. Prima di tutto perché è arancione e vecchiotto, con le sedute in legno, tutto sferragliante. Poi perché è un mezzo circolare. Non so se mi spiego. Potete salire sul Sedici in un qualsiasi punto del suo percorso e girare, girare, girare, girare all’infinito –premurandovi solo di trasbordare sul tram in partenza in Piazza Sabotino.
E girando girando si passa in mezzo al mercato di Porta Palazzo, e i passeggeri sono vocianti e multietnici. Poi i Giardini Reali e la Mole e Palazzo Nuovo, e i passeggeri diventano studenti alternativi. Poi, Piazza Vittorio, e la Gran Madre da una parte e via Po tutta bianca dall’altra, e i passeggeri neanche li vedete perché siete impegnati ad ammirare la collina e il fiume e quella splendida luce dorata. E lassù in cima si intravede persino Superga, che se ci si vuol salire c’è il trenino a cremagliera che ci si arrampica, ancora meglio del tram. Poi la scritta DENTISTA dipinta sopra un portone di via Bonafous, e vi sembra di essere nel libro Cuore. Poi il Po e il Monte dei Cappuccini, e il parco del Valentino, enorme, con il castello turrito e bianco coi tetti neri spioventi. Lì scendono i passeggeri muniti di computer e tubo per i disegni. Ma il Sedici ancora prosegue, e gira in via Valperga Caluso, stretta stretta e sempre intasata di automobili. Scendono gli studenti di Fisica, Medicina, scendono le studentesse della scuola magistrale tutta coperta di dediche CICCI TI AMO TORNA DA ME TUO BATUFFOLO, scendono le vecchiette –ché quelle ci sono sempre, lungo tutto il tragitto. Date un’occhiata a quella splendida vetrina di liuti e ghironde. Approfittate del sicuro intasamento per sbirciare la madama che si trucca nello specchietto retrovisore, il giovane rampante che digita un sms con la mano destra e manovra il cambio con la sinistra, il monsù col cappello, che viene da Moncalé, seduto tanto basso che da fuori gli vedi solo la testa e le mani strette sul volante e le buste di plastica del mercato. Assaporate il brivido del tamponamento sfiorato, godetevi il tranviere che, tirato giù il finestrino, si produce in un repertorio dei migliori insulti locali: “Boia faus, varda mac ante ch’et vai, badòla! Prossima volta non freno, vedi che patèla, gadàn…”
Improvvisamente il Sedici si impenna –è il cavalcavia di corso Sommelier. Arranca su su fino in cima, e una volta lassù potete vedere i binari e Porta Nuova glassata di bianco e rosa, e le Alpi! Il Monviso! E subito il Sedici si rituffa a capofitto giù in mezzo al traffico, e di nuovo la chiesa della Crocetta, i corsi alberati, le ville. E di nuovo il Politecnico, ancora studenti, con gli occhiali e lo zaino, e Politecnico, e studenti dai capelli impomatati, e ancora Politecnico, e studenti griffati e superfashion, e studenti normali, e studenti depressi, e studenti ridacchiosi.
Poi piazza Sabotino; e là, se volete, il giro ricomincia.
Se venite a Torino, non perdetevi il tram.