8-Concorso: Quello Che il Turista deve Vedere: Daiquirius-

martedì, 27 maggio 2008,11:44
Ecco l'ottavo racconto che partecipa al concorso: Quello che il turista deve vedere.

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Atacama
di Daiquirius

Non voglio vedere le torri e i castelli, i parchi né i musei. Non mi interessa la cultura, non provo emozioni al cambio della guardia, il Taj Mahal risveglia appena un velo di ammirazione. Il viaggio di oggi lo cammino nell’immaginazione, che come mezzo di trasporto non c’è male. Mi sposto sempre più a ovest, e un po’ a sud, in cerca di una terra talmente desolata da far sembrare il mio cuore, vuoto, ricolmo e rigoglioso di fiori amari. Il deserto è quello che cerco, il deserto e le sue sabbie e pietre mi chiamano, oggi. Rispondo col passo sicuro del viandante consumato, la bisaccia piena di calma speranza. Sotto un sole spietato la mia ombra si proietta sul terreno bianco, bianco come gesso, o meglio come zolle di sale screpolate dal calore. In cerca di un miracolo cammino, un piede davanti all’altro, senza fretta. Lascio che cuore e anima si svuotino sempre di più come una tazza di tè che strabocca e deve trovarsi vuota prima di essere nuovamente riempita. È una notte di fine marzo quando trovo una roccia dietro cui ripararmi dal vento che odora di salnitro, le stelle non si contano, la luna non è ancora sorta. Spero che non venga, stanotte, voglio il buio mentre aspetto. C’è vita pure qui, il luogo dove non piove mai, in cui la rugiada è solo un sospetto, per pochi minuti al mattino. Aspetto. Resto in piedi, gli scorpioni non mi impensieriscono; neanche un ululato che non sia quello del vento disperato e asciutto. Il cielo fa il suo giro lento e non una lacrima mi viene strappata, neppure il gelo che mi intorpidisce può domare un cuore assetato. Manca poco al sorgere dell’alba, le prime sciabolate di luce disegnano strane forme lassù, mentre colpiscono l’umidità rarefatta che arriva dal mare. E in pochi istanti il deserto si dipinge dei milioni di sfumature del rosso. Migliaia di radici che hanno dormito per un anno stanno esplodendo per catturare la rugiada, solo per oggi, gridano i loro petali di sfida verso il cielo lattiginoso, vivono per poche ore un’intera vita. Dopo poche ore, il sole li ha già bruciati e il vento li ha spazzati via. Li porto con me, e non penserò più che la vita non basta mai. Le rose di Atacama si sono trapiantate nel mio sangue, e poco importa che non sia mai stato laggiù per davvero. I loro frutti, le mie lacrime, scendono reali dagli occhi, a colmare quel che c’era di vuoto.
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7-Concorso: Quello Che il Turista deve Vedere: -psicotica-mente-

giovedì, 15 maggio 2008,19:34
Ecco il settimo racconto che partecipa al concorso: Quello che il turista deve vedere.

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Perugia
di psicotica-mente

"Il vento mi dà pace e la fontana
rumorosa l'oblio. E intanto penso
ricominciare. E sosto in questa piazza
ove il popolo sosta a me dintorno."

Sandro Penna


Tutte le volte che stai per partire fremi dalla voglia di lasciarla e ti ripeti: “Me ne vado da Perugia, era ora.”. Quando sei sul punto di tornare, magari in aeroporto che aspetti il tuo bagaglio, chiudi gli occhi e sogni casa, anche se non c’è il mare e se i tuoi concittadini sono arroccati come il luogo che ha dato loro i natali. Sogni di arrivare all’uscita di Piscille e di vedere la galleria e via Assisana dalla superstrada. Esci al primo svincolo perché vuoi fare un giro per la città. Perché devi sapere cos’è successo durante la tua assenza, devi vedere le facce della gente che ti guarda con occhi spenti o curiosi o cattivi dai finestrini degli autobus o dalle automobili. Vedi la Fiat (ormai segreterie studenti), la rotonda e ti avvii per via Romana con quel viale di tigli che in autunno diventa una passeggiata romantica e terribilmente malinconica. Sali; sali fino all’Arco di San Costanzo e poi svolti a sinistra, decidi così, come sempre, perché ti piace vagare nel silenzio di Via Roma di pomeriggio, non c’è mai nessuno. Corri lungo Viale Indipendenza mentre quasi vai in cerca di una multa nella ZTL, la eviti solo perché a quell’ora le telecamere non funzionano. Arrivi in cima, finalmente e dal Belvedere godi della vista più suggestiva della città. Ti si stende ai piedi la campagna umbra, i colli assisani e se guardi bene vedi il Subasio che sembra sorridere al sole. Vedi San Pietro che svetta e San Domenico lo precede. Se poi parcheggi la macchina in Piazza Matteotti e fai una vasca per il Corso e hai il coraggio di arrancare, arrivando fino in fondo, ti aspettano le mura a Porta Sole, dove ognuno di noi perugini ha guardato almeno una volta il tramonto col rispettivo accompagnatore o ha bevuto una birra l’estate con gli amici. E aspetti la sera, quando tutti si ritrovano al Curdo per un rhum e pera. O al Mania, vicino alla Fontana e alle scalette del Duomo, ristoro per le fatiche della giornata. E se senti un odore di cornetto e cioccolata e forno ti fai ingoiare da via dei Priori e ti aspetta l'Accademia. E poi risali le vie tortuose e ripide, passando per Piazza Morlacchi, senti il vento sulla pelle e la vedi, la tua città di notte, con le luci e il tepore estivo o il gelo invernale.

E la ami, e sai che non potrai mai distaccartene completamente perché sei suo figlio e lei è tua madre.

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6-Concorso: Quello Che il Turista deve Vedere: -Automatic-

mercoledì, 07 maggio 2008,15:43
Ecco il sesto racconto che partecipa al concorso: Quello che il turista deve vedere.

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Bologna
di Automaticblogstar

Oh, Bulåggna!
Bologna è centro storico, le Due Torri, l’Università, San Petronio e San Luca. E ancora prima città Medioevale, poi i Celti, gli Etruschi, i Romani.
Ma non è una città per un turista veloce: Bologna va vista con lentezza, va annusata ad occhi chiusi.
Perché il meglio di Bologna è nel suo grande cuore e il suo cuore è racchiuso nei piccoli particolari che sfuggono all’occhio impaziente, ma che rimangono in attesa di chi ha voglia di scoprirli uno a uno. Bologna è anche le persone di Bologna. Gli ‘omarelli’ e le ‘zdore’. I negozietti, i portici.
Bologna va osservata di sbieco; di Bologna vanno colte le prospettive fra gli incroci dei vicoletti e la sontuosità dell’architettura. Le prospettive le create voi, a piccoli passi, con piccoli spostamenti da un lato all’altro delle strade.
A Bologna puoi star certo che dovunque tu vada ti troverai come a casa, perché Bologna è una città mamma, che ti consente di perderti fra le mezze luci e di ritrovarti all’improvviso in una piazza che ti toglie il fiato.
Quello che vi posso dire, se volete visitare la mia bellissima città è di partire da un punto qualunque del centro storico, anche dalle Due Torri stesse se volete, e dopo aver percorso i quasi 500 scalini ingannatori fermatevi e incantatevi a guardare il panorama di un territorio urbano che offre all’occhio attento la sua storia con orgoglio.
Ai piedi delle Torri scegliete una stradina, sono tutte belle e incantatrici. Strada Maggiore vi accompagna in giro per negozietti. Alzate gli occhi e godete dei portici in legno e.. attenzione: le frecce ci sono, aguzzate la vista.
Via San Vitale, attenti alle scale. A metà circa, sulla vostra sinistra, c’è un negozietto di pasta fresca. Ci potete comprare i tortellini, li fanno ancora a mano.
Via Zamboni vi catapulta nella zona universitaria e ci trovate un sacco di gente particolare. Tappa obbligata al’Irish e al Transylvania per una bevuta fra amici.
Via dei Giudei è la soglia del Quartiere Ebraico. Lo riconoscete dai nomi particolari delle strade (Vicolo dell’Oca, Via dell’Inferno) e dai colori. Qua e in nessun altro posto le case sono color pastello. Rosso, giallo. Osservate gli ‘sporti’, antesignani dei portici.
Ah, i portici.. buttatevi in Via Rizzoli, se volete vederne qualcuno di quelli più moderni’ e da Via Rizzoli potete lanciarvi nello shopping di Via Indipendenza oppure rilassarvi un po’ all’ombra del Nettuno. La statua del Nettuno ha un segreto, va vista da lontano, sulla destra, di sbieco.
Piazza Maggiore ne ha un altro di segreti: osservate San Petronio sui due lati. E’ tronca. Colpa del Papa, sapete, stava per diventare più grande di San Pietro.
Le finestre che danno sulla Piazza sono bellissime, non le perdete. E nemmeno Palazzo Re Enzo! E’ una storia romantica, quella di Re Enzo, fatevela raccontare da un bolognese qualunque.
I portici di fronte a San Petronio hanno un altro segreto: mettetevi in due sotto l’arco, nell’incrocio delle gallerie, ai lati opposti, e sussurrate al muro.  E chiacchierate.
Ah! ‘La Torinese’ fa la cioccolata in tazza con panna migliore del mondo.
Via Castiglione. Oh, Via Castiglione. Portici in legno, intrico di stradine. Piazza della Mercanzia. Santo Stefano e la sua piazza. Vi prego, non camminate. Muovete un passo per volta e in direzioni diverse. E osservate gli scorci delle varie visuali che si vengono a creare.
Se conosceste Bologna vi accorgereste anche che ci sono scorciatoie per arrivare da un posto all’altro che passano in mezzo a cortili interni dentro palazzi che sembrano inespugnabili.
Siete circondati. Ogni strada vi incanalerà in una porzione della città completamente diversa dalle altre. Non scherzo, eh? E’ proprio così. Non è magia. Ed è solo una piccola, piccola parte delle emozioni che Bologna sa farvi provare.
Quello che posso consigliare a chi vuole visitarla è di farlo a piedi, con calma, lasciandosi guidare dalle forme, dai colori. Poi chiudete gli occhi e annusatela. Vedrete che mancherà anche a voi, quando ve ne andrete.
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