3-Concorso: Quello Che il Turista deve Vedere: -Spic-
Ecco il terzo racconto che partecipa al concorso: Quello che il turista deve vedere.
Per votare questo racconto scrivi: ai laic it Per partecipare: leggi ccuà
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(per un inconsapevole M., o più propriamente I., se mai capitasse da queste parti: è la teoria degli zainetti...)
Arriverai a Lisbona ma sarai già sull'oceano, e ne sentirai il respiro.
qui dove il mare finisce e la terra comincia
qui, dove il mare è finito e la terra attende *
Lo sentirai nella Praza do Comerçio: davanti l'acqua, e l'altra riva lontana, alle spalle il quartiere della Baixa, un reticolo di ampie strade ortogonali che è come uno scherzo in mezzo al caos degli altri quartieri, a destra e a sinistra, arrampicati sulle colline e labirintici ognuno a modo loro. La Baixa è una pausa di riflessione, un tavolino ordinato in mezzo ad un banchetto nuziale all'una di notte, musica balli bicchieri rotti salvietti spiegati per terra invitati ubriachi stravaccati intorno. E infatti solo per finta è il centro della città: percorrerai la strada pedonale che porta dritta al Rossio, al teatro, alla stazione, tra gli alberghi e i fast food per turisti, e passerai in mezzo ai palazzi ricoperti di ipnotici azulejos, passerai davanti ai negozi, e tutto si sarà dato appena appena una mano di trucco per te straniero. Ci sono ancora i panni stesi ad asciugare, ci sono ancora i vecchietti tutti neri seduti a giornate su una seggiola rotta, ci sono le puttane, ad ogni ora del giorno, di ogni nazionalità. I tram di legno sferragliano per la città accanto ai quelli più moderni trasportando lisbonesi - d'estate i bambini appesi fuori per gioco pericoloso e per non pagare la corsa -, la vecchia ferramenta accanto alla grande catena d'abbigliamento, il minimercato con le verdure e i baccalà appesi accanto alla Benetton, la vita vera indifferente a te accanto ad ogni vetrina.
Ne sentirai il respiro salendo sulle colline. Da una parte il Castello e l'Alfama, l'unico quartiere sopravvissuto al terremoto: fuori dalla porta stretta dei ristorantini la padrona cuoce la carne su una griglia di fortuna, e sopra di te le donne chiacchierano cantando - il portoghese non è una lingua, sono note, è "balenese", come direbbero Dory e il padre di Nemo, è una sirena che si lamenta con la voce grossa - da una finestra all'altra. Dal Castello ti sembrerà di abbracciare tutta la città, fino ai piloni colosso di Rodi del ponte del 25 Aprile, verso Belem, fino al quartiere dell'Expo, sull'altro lato, e ti sembrerà di poter arrivare ovunque saltellando sui tetti.
Dall'altro lato, il Chiado e il Bairro Alto, i quartieri del divertimento e dei locali aperti fino all'alba: la Lisbona degli studenti e degli artisti. Ma ti basterà camminare un altro po', scendendo verso la Cais do Sodrè, e sarai in mezzo al mercato del pesce, con il pavimento bagnato per il ghiaccio che si scioglie e l'odore insopportabile del sangue, e ritroverai il vecchietto nero, che riposa accanto al banco lasciando al figlio l'incombenza di vendere i merluzzi, dopo averlo fatto per cinquant'anni.
Una chiesa barocca, un palazzo con le finestre rotte, un edicola all'angolo.
All’Expo sognerai qualcosa del genere per le periferie italiane. A Belem farai l’amore con il monastero di San Girolamo sdraiato di fronte al mare, mangiando una pasteis appena sfornata, con la crema calda nella sfoglia croccante, cullato dal vento. Respirerai di nuovo. Respirerai sempre.
Quando mangerai baccalà e berrai vino e riderai nonostante il fado struggente che risuona tra i vicoli, quando ti riparerai da una pioggia improvvisa giù per gli scalini di una caffetteria fumosa, quando avrai salito milioni di gradini e non vedrai ancora la cima della collina ma sarai più in alto di quanto tu sia mai stata, quando ti poserai stanca sui gradini di una chiesa e con i capelli davanti agli occhi guarderai l'oceano inaspettato davanti.
Intorno a te
facce di muta cera così com'è normale immaginare chi vede sempre da sempre ultimo la sera e se ha già visto non è neanche stanco di guardare**
Arriverai a Lisbona ma sarai già sull'oceano, e ne sentirai il respiro.
qui dove il mare finisce e la terra comincia
qui, dove il mare è finito e la terra attende *
Lo sentirai nella Praza do Comerçio: davanti l'acqua, e l'altra riva lontana, alle spalle il quartiere della Baixa, un reticolo di ampie strade ortogonali che è come uno scherzo in mezzo al caos degli altri quartieri, a destra e a sinistra, arrampicati sulle colline e labirintici ognuno a modo loro. La Baixa è una pausa di riflessione, un tavolino ordinato in mezzo ad un banchetto nuziale all'una di notte, musica balli bicchieri rotti salvietti spiegati per terra invitati ubriachi stravaccati intorno. E infatti solo per finta è il centro della città: percorrerai la strada pedonale che porta dritta al Rossio, al teatro, alla stazione, tra gli alberghi e i fast food per turisti, e passerai in mezzo ai palazzi ricoperti di ipnotici azulejos, passerai davanti ai negozi, e tutto si sarà dato appena appena una mano di trucco per te straniero. Ci sono ancora i panni stesi ad asciugare, ci sono ancora i vecchietti tutti neri seduti a giornate su una seggiola rotta, ci sono le puttane, ad ogni ora del giorno, di ogni nazionalità. I tram di legno sferragliano per la città accanto ai quelli più moderni trasportando lisbonesi - d'estate i bambini appesi fuori per gioco pericoloso e per non pagare la corsa -, la vecchia ferramenta accanto alla grande catena d'abbigliamento, il minimercato con le verdure e i baccalà appesi accanto alla Benetton, la vita vera indifferente a te accanto ad ogni vetrina.
Ne sentirai il respiro salendo sulle colline. Da una parte il Castello e l'Alfama, l'unico quartiere sopravvissuto al terremoto: fuori dalla porta stretta dei ristorantini la padrona cuoce la carne su una griglia di fortuna, e sopra di te le donne chiacchierano cantando - il portoghese non è una lingua, sono note, è "balenese", come direbbero Dory e il padre di Nemo, è una sirena che si lamenta con la voce grossa - da una finestra all'altra. Dal Castello ti sembrerà di abbracciare tutta la città, fino ai piloni colosso di Rodi del ponte del 25 Aprile, verso Belem, fino al quartiere dell'Expo, sull'altro lato, e ti sembrerà di poter arrivare ovunque saltellando sui tetti.
Dall'altro lato, il Chiado e il Bairro Alto, i quartieri del divertimento e dei locali aperti fino all'alba: la Lisbona degli studenti e degli artisti. Ma ti basterà camminare un altro po', scendendo verso la Cais do Sodrè, e sarai in mezzo al mercato del pesce, con il pavimento bagnato per il ghiaccio che si scioglie e l'odore insopportabile del sangue, e ritroverai il vecchietto nero, che riposa accanto al banco lasciando al figlio l'incombenza di vendere i merluzzi, dopo averlo fatto per cinquant'anni.
Una chiesa barocca, un palazzo con le finestre rotte, un edicola all'angolo.
All’Expo sognerai qualcosa del genere per le periferie italiane. A Belem farai l’amore con il monastero di San Girolamo sdraiato di fronte al mare, mangiando una pasteis appena sfornata, con la crema calda nella sfoglia croccante, cullato dal vento. Respirerai di nuovo. Respirerai sempre.
Quando mangerai baccalà e berrai vino e riderai nonostante il fado struggente che risuona tra i vicoli, quando ti riparerai da una pioggia improvvisa giù per gli scalini di una caffetteria fumosa, quando avrai salito milioni di gradini e non vedrai ancora la cima della collina ma sarai più in alto di quanto tu sia mai stata, quando ti poserai stanca sui gradini di una chiesa e con i capelli davanti agli occhi guarderai l'oceano inaspettato davanti.
Intorno a te
facce di muta cera così com'è normale immaginare chi vede sempre da sempre ultimo la sera e se ha già visto non è neanche stanco di guardare**
*L'anno della morte di Ricardo Reis di Saramago
**Lusitania di Ivano Fossati







