7-Concorso: Quello Che il Turista deve Vedere: -psicotica-mente-
Ecco il settimo racconto che partecipa al concorso: Quello che il turista deve vedere.
Per votare questo racconto scrivi: ai laic it Per partecipare: leggi ccuà
"Il vento mi dà pace e la fontana
rumorosa l'oblio. E intanto penso
ricominciare. E sosto in questa piazza
ove il popolo sosta a me dintorno."
Sandro Penna
Tutte le volte che stai per partire fremi dalla voglia di lasciarla e ti ripeti: “Me ne vado da Perugia, era ora.”. Quando sei sul punto di tornare, magari in aeroporto che aspetti il tuo bagaglio, chiudi gli occhi e sogni casa, anche se non c’è il mare e se i tuoi concittadini sono arroccati come il luogo che ha dato loro i natali. Sogni di arrivare all’uscita di Piscille e di vedere la galleria e via Assisana dalla superstrada. Esci al primo svincolo perché vuoi fare un giro per la città. Perché devi sapere cos’è successo durante la tua assenza, devi vedere le facce della gente che ti guarda con occhi spenti o curiosi o cattivi dai finestrini degli autobus o dalle automobili. Vedi la Fiat (ormai segreterie studenti), la rotonda e ti avvii per via Romana con quel viale di tigli che in autunno diventa una passeggiata romantica e terribilmente malinconica. Sali; sali fino all’Arco di San Costanzo e poi svolti a sinistra, decidi così, come sempre, perché ti piace vagare nel silenzio di Via Roma di pomeriggio, non c’è mai nessuno. Corri lungo Viale Indipendenza mentre quasi vai in cerca di una multa nella ZTL, la eviti solo perché a quell’ora le telecamere non funzionano. Arrivi in cima, finalmente e dal Belvedere godi della vista più suggestiva della città. Ti si stende ai piedi la campagna umbra, i colli assisani e se guardi bene vedi il Subasio che sembra sorridere al sole. Vedi San Pietro che svetta e San Domenico lo precede. Se poi parcheggi la macchina in Piazza Matteotti e fai una vasca per il Corso e hai il coraggio di arrancare, arrivando fino in fondo, ti aspettano le mura a Porta Sole, dove ognuno di noi perugini ha guardato almeno una volta il tramonto col rispettivo accompagnatore o ha bevuto una birra l’estate con gli amici. E aspetti la sera, quando tutti si ritrovano al Curdo per un rhum e pera. O al Mania, vicino alla Fontana e alle scalette del Duomo, ristoro per le fatiche della giornata. E se senti un odore di cornetto e cioccolata e forno ti fai ingoiare da via dei Priori e ti aspetta l'Accademia. E poi risali le vie tortuose e ripide, passando per Piazza Morlacchi, senti il vento sulla pelle e la vedi, la tua città di notte, con le luci e il tepore estivo o il gelo invernale.
E la ami, e sai che non potrai mai distaccartene completamente perché sei suo figlio e lei è tua madre.
Per votare questo racconto scrivi: ai laic it Per partecipare: leggi ccuà
"Il vento mi dà pace e la fontana
rumorosa l'oblio. E intanto penso
ricominciare. E sosto in questa piazza
ove il popolo sosta a me dintorno."
Sandro Penna
Tutte le volte che stai per partire fremi dalla voglia di lasciarla e ti ripeti: “Me ne vado da Perugia, era ora.”. Quando sei sul punto di tornare, magari in aeroporto che aspetti il tuo bagaglio, chiudi gli occhi e sogni casa, anche se non c’è il mare e se i tuoi concittadini sono arroccati come il luogo che ha dato loro i natali. Sogni di arrivare all’uscita di Piscille e di vedere la galleria e via Assisana dalla superstrada. Esci al primo svincolo perché vuoi fare un giro per la città. Perché devi sapere cos’è successo durante la tua assenza, devi vedere le facce della gente che ti guarda con occhi spenti o curiosi o cattivi dai finestrini degli autobus o dalle automobili. Vedi la Fiat (ormai segreterie studenti), la rotonda e ti avvii per via Romana con quel viale di tigli che in autunno diventa una passeggiata romantica e terribilmente malinconica. Sali; sali fino all’Arco di San Costanzo e poi svolti a sinistra, decidi così, come sempre, perché ti piace vagare nel silenzio di Via Roma di pomeriggio, non c’è mai nessuno. Corri lungo Viale Indipendenza mentre quasi vai in cerca di una multa nella ZTL, la eviti solo perché a quell’ora le telecamere non funzionano. Arrivi in cima, finalmente e dal Belvedere godi della vista più suggestiva della città. Ti si stende ai piedi la campagna umbra, i colli assisani e se guardi bene vedi il Subasio che sembra sorridere al sole. Vedi San Pietro che svetta e San Domenico lo precede. Se poi parcheggi la macchina in Piazza Matteotti e fai una vasca per il Corso e hai il coraggio di arrancare, arrivando fino in fondo, ti aspettano le mura a Porta Sole, dove ognuno di noi perugini ha guardato almeno una volta il tramonto col rispettivo accompagnatore o ha bevuto una birra l’estate con gli amici. E aspetti la sera, quando tutti si ritrovano al Curdo per un rhum e pera. O al Mania, vicino alla Fontana e alle scalette del Duomo, ristoro per le fatiche della giornata. E se senti un odore di cornetto e cioccolata e forno ti fai ingoiare da via dei Priori e ti aspetta l'Accademia. E poi risali le vie tortuose e ripide, passando per Piazza Morlacchi, senti il vento sulla pelle e la vedi, la tua città di notte, con le luci e il tepore estivo o il gelo invernale.
E la ami, e sai che non potrai mai distaccartene completamente perché sei suo figlio e lei è tua madre.







