11-Concorso: Quello Che il Turista deve Vedere: -j.-

martedì, 24 giugno 2008,12:22
Ecco l'undicesimo racconto che partecipa al concorso: Quello che il turista deve vedere.
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Perugia

di  joria

Quando ero piccola pensavo che Perugia non fosse una città ma un paesotto.
La gente della televisione non la nominava mai, quelli dei tg erano così impegnati a raccontare i fatti che avvenivano a Roma, Milano, Napoli e qualche volta ci mettevano anche Firenze, che io bambina in età da scuola elementare mi ero già fatta venire quella specie di complesso dell’esclusa proprio di chi non nasce-vive-e-cresce in una grande città. Tuttavia mi dicevo che poteva andarmi peggio, se nascevo a Sassetta o a Gambulaga non avrei avuto alcuna speranza di sentire pronunciare il nome della mia città in televisione.
Ecco, peggio del mio paesotto c’era il paesino, questo mi era chiaro.
Poi sono cresciuta e Perugia ha finalmente trovato il suo volto. Il suo volto secondo me, s’intende.
Per anni non è stata che un groviglio di strade, vicoli, salite e discese e sensi unici con al centro un unico meraviglioso snodo di vita: la stazione degli autobus in Piazza Partigiani. Oggi è un po’ cambiata a dir la verità, più moderna, sicuramente più pretenziosa, da grandi partenze e grandi addii, allora io mi accontentavo di un misero “a domani” per sognare come dentro a un cinema. Ma Piazza Partigiani era e resterà un punto di riferimento, basta dire che è stata il teatro metropolitano del mio secondo vero appuntamento. Si, perché il mio primo vero appuntamento è stato più scontato: Corso Vannucci, ma per noi perugini solo il Centro, esattamente in quel punto magico in cui il movimento continuo dei vaschisti -coloro che trascorrono i pomeriggi a fare le vasche, ovvero andare su e giù per il corso- sfocia lentamente in Piazza Italia e un po’ si disperde e un po’ si ricompone in direzione contraria, prende fiato e ti trascina con sé per affrontare un'altra vasca. E per anni mi sono chiesta dove si nascondesse la misteriosa forza di attrazione di quel luogo d’intersezione tra piazza e corso, in cui è quasi inevitabile non darsi appuntamento. Poi mi sono detta che doveva esserci qualcosa di simile a una congiunzione favorevole di pianeti, che magari c’entravano anche i transiti delle stelle e che ne so l’orientamento a ovest, boh.. ancora non l’ho scoperto, fatto sta che oltre al mio primo appuntamento, quello è un passaggio obbligato, non fosse altro che per guardare da lontano la Fontana Maggiore e il Duomo immersi nel moto composto della loro quotidianità. L’acqua che d’inverno si ghiaccia in mille forme diverse, gli spruzzi gelidi che se sbuchi fuori da Maestà delle Volte ti arrivano dritti in faccia nelle mattine ventose di gennaio, le amichevoli scalette del Duomo che si riempiono di studenti e turisti non appena un po’ di sole le riscalda e le tre direzioni che puoi prendere a seconda del tuo umore. Che a me è successo tante volte in questi anni, quando ho sentito il bisogno di guardare il mondo in chiave estetica, e spero che i Baustelle non me ne vorranno, sono scesa a sinistra della Fontana, giù fino a quella piazza di cui non ricordo mai il nome, ma poco importa, perché tanto non si può sbagliare, ho superato la Facoltà di Lettere e Filosofia e seguendo i vicoletti mi sono ritrovata ad ammirare dall’alto San Francesco al Prato, la Chiesa sulla destra e il prato sulla sinistra. Che puoi sentirti parte di qualcosa di più grande se lo guardi dopo una lezione all’università o anche semplicemente all’ora del crepuscolo, o come nel mio caso dopo essere stata lasciata.
La vita ovviamente non finì quel pomeriggio appoggiata a quel muretto con le guance rosse di sole, la vita proseguì tranquilla e Perugia divenne più mia, un senso d’appartenenza mi legò a questi posti, a questi sali e scendi continui, a questa realtà da  paesotto in cui si trova sempre un angolo per rifugiarsi, mi ricordo le panchine di pietra ai Giardini del Frontone e i biscotti di un discount al sapore di nostalgia, mi ricordo l’aria fresca di Porta Sole nelle serate calde senza fine d’agosto e le scalette dell’Acquedotto fatte col fiatone per arrivare in tempo a un appuntamento in centro, questo e altro è la mia città, l’importante è prenderla con filosofia.
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